Sober Stories: Marco Livia si racconta

di Marco Livia | Ci sono carriere che nascono da un lavoro. E poi ci sono percorsi che nascono da una visione. La mia non è stata semplicemente una carriera nel mondo beverage. È stata una missione: ridefinire il concetto di piacere, eleganza e socialità attraverso il bere consapevole.

Sono nato in Sicilia, una terra fatta di cultura, materia prima straordinaria e convivialità autentica. Crescere in un contesto così ricco di tradizione mi ha insegnato una lezione fondamentale: il valore non è nell’eccesso, ma nella qualità. Non è nella quantità, ma nell’esperienza.

Quando ho iniziato il mio percorso nell’ospitalità internazionale, ho avuto la fortuna di lavorare in contesti di alto livello in Europa, con un forte focus sul Regno Unito, e successivamente in Medio Oriente, contribuendo allo sviluppo di bar program, drink list e progetti di beverage identity per hotel di lusso e ristoranti iconici.

Non di solo alcol vive il bartending

Ho visto da vicino l’evoluzione del settore, il talento, la tecnica, ma ho visto anche un vuoto culturale: per anni il mondo del bar ha raccontato una sola narrazione: l’alcol come protagonista assoluto. Volevi qualità? Dovevi bere alcol. Volevi un’esperienza premium? Doveva esserci alcol. Volevi sentirti parte di qualcosa? Dovevi brindare con alcol.

Io non ero d’accordo. Ricordo un episodio preciso. Ero a Londra, lavoravo a Baker Street. Entra una coppia. Lei ordina un Paloma. Lui un Martini. Quando lei si allontana per qualche minuto, lui si avvicina al bancone e, quasi sottovoce, mi chiede:

“Potresti mettermi solo acqua nella coppa Martini, con una fetta di limone e un’oliva? Non voglio bere alcol… ma non voglio che lei lo noti”. Non c’era vergogna nel non bere. C’era disagio nel doverlo spiegare. Gli servii quella coppa. Non la feci pagare.

Al primo sorso mi disse, con un sorriso composto: “Very good”. In quel momento capii qualcosa di fondamentale: non stava chiedendo un drink, ma stava chiedendo di sentirsi parte dell’esperienza. Da quel giorno ho compreso che il vero lusso non è l’alcol. È l’inclusione. Ed è lì che è iniziato tutto.

Circa nove anni fa, proprio mentre vivevo e lavoravo a Londra, ho iniziato a pormi una domanda che avrebbe cambiato il mio percorso: perché l’eccellenza deve essere legata all’alcol? All’epoca il mondo 0,0% era marginale e poco curato. Ho iniziato a lavorare sulle prime drink list analcoliche quando ancora nessuno parlava seriamente di mindful drinking. Non lo facevo per moda. Lo facevo per rispetto: per chi sceglie di non bere, per culture che non prevedono consumo di alcol, per chi desidera performance, lucidità, benessere, per il futuro dell’ospitalità.


Chi è Marco Livia

Marco Livia ha sviluppato progetti per gruppi internazionali e ha contribuito alla nascita di numerosi ristoranti in Europa e in Medio Oriente. È diventato Group Beverage Manager in Arabia Saudita. Uno dei ristoranti che ha aperto e guidato per quasi quattro anni, Il Baretto Restaurant a Riyadh, è stato riconosciuto dalla Guida Michelin per il modus operandi costruito attorno all’innovazione nel bere senza alcol. È il creatore di 90ML, reinterpretazione in chiave 0.0% del Negroni


Twist in my sobrietyTwist in my sobriety

Benvenuti nel mondo delle bevande no e low alcohol. Ispirata all’iconica canzone di Tanita Tikaram, questa rubrica esplora un universo in rapida evoluzione, dove il piacere di bere si unisce al benessere, all’innovazione e alla socialità consapevole. È curata da Eugenio Muraro, ideatore di MeMento, il distillato analcolico nato in Italia nel 2017.


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