Più business al Roma Bar Show

di Luca Tesser | Si è chiuso con 15mila visitatori Roma Bar Show 2026.  L’evento, che per la sesta edizione ha scelto come location La Nuvola, si è tenuto il 14 e 15 settembre e ha visto la partecipazione di 200 espositori, 300 buyer tra Italia ed estero, migliaia di professionisti del settore e oltre 150 giornalisti accreditati.

Andrea Fofi, ceo di Roma Bar Show, mostra tutta la sua soddisfazione:

“Con Roma Bar Show abbiamo creato una piattaforma che mette in relazione imprese, professionisti, mercati e competenze e che per due giorni porta a Roma una comunità internazionale. I numeri di questa edizione ci confermano che il percorso è quello giusto, ma soprattutto ci dicono che il settore ha voglia di incontrarsi, confrontarsi e costruire nuove opportunità”.

Un settore che genera valore per il Paese

Beverage, mixology e ospitalità sono stati i temi al centro di una manifestazione che si è effettivamente rifatta il look con un orientamento molto più business rispetto a quello degli anni precedenti.

Segnale concreto di questo cambio di rotta è stato in particolare il Buyers Program, sviluppato in collaborazione con Fiere di Parma e Ice – Agenzia, per favorire l’incontro tra aziende italiane, importatori, distributori e operatori internazionali.

Come ha detto Matteo Zoppas, presidente di Ice – Agenzia, in occasione dell’apertura di RBS:

“Dobbiamo continuare a sostenere questa e altre iniziative che nel mondo contribuiscono a promuovere il nostro Made in Italy. Stiamo facendo un lavoro molto importante anche insieme alle Regioni e alle istituzioni, spingendo a 360 gradi sul fronte dell’internazionalizzazione.

È anche per questo che, come Ice – Agenzia, abbiamo abbracciato questo progetto già da tempo e abbiamo aumentato progressivamente il nostro impegno a sostegno di questa manifestazione”. Messaggio simile anche da parte del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida: “Roma Bar Show dimostra di essere una fiera che genera un valore economico che premia gli imprenditori e i produttori italiani”.

Nardini: cogliere le opportunità della miscelazione

A proposito di produttori italiani, a Roma Bar Show abbiamo avuto l’occasione di incontrare una delle firme del Made in Italy: Nardini. Con Alice Lucchi, Global Head of Marketing & Trade Marketing del Gruppo, abbiamo provato a fare il punto della situazione sul settore degli spirits.

“Da qualche anno si parla della crescente tendenza dei consumatori di bere meno ma meglio, ma se guardiamo al periodo più recente, dall’inizio del 2026 direi, questa attitudine si è un po’ indebolita”, ci ha detto.

“Sicuramente, a questo rallentamento ha contribuito un contesto socioeconomico meno favorevole ai consumi fuori casa, con le persone più inclini a passare momenti conviviali in casa. La cena e il dopocena si vivono più a casa, le uscite sono diminuite. Con lo spostamento dei consumi abbiamo quindi notato una crescita del ready to drink, sebbene si tratti ancora di un comparto di nicchia”.

Che ruolo ha la miscelazione nell’evoluzione dei brand del Gruppo Nardini?

Negli ultimi anni il portafoglio di Distilleria Nardini si è evoluto per catturare maggiormente l’interesse del mondo della miscelazione. La Grappa è utilizzata e apprezzata nel mondo della miscelazione, ma non possiamo dire che quest’ultimo sia per noi un core business.

In quest’ottica, abbiamo lanciato lo scorso anno il Garage London Dry Gin, nato dalla collaborazione con il nostro locale di Bassano del Grappa, Garage Nardini, e abbiamo presentato quest’anno Hylde, il liquore nato dai fiori di sambuco.

La nostra idea di base è avere un portafoglio il più completo possibile, non solo Grappa, quindi, per essere più interessanti per il nostro cliente, che può così evitare di parcellizzare i suoi ordini tra diversi fornitori.

Come si muoverà Nardini nei prossimi mesi, in uno scenario di mercato in evoluzione?

Non abbiamo la struttura dei colossi che operano sul mercato del beverage, ci muoviamo sempre con cautela, cercando di fare la cosa giusta al momento giusto e così continueremo ad agire anche il prossimo anno. In passato abbiamo lavorato al posizionamento dei nostri brand principali, perfezionando le nostre azioni di marketing e comunicazione, puntando sulle caratteristiche che contraddistinguono i nostri prodotti sul mercato.

A livello commerciale, in Italia e all’estero, la strategia sarà sempre quella di presidiare le situazioni che reputiamo giuste per noi, nei tempi giusti, creando, ovviamente, efficienza, perché è quello che ci chiede il mercato.

Compagnia dei Caraibi: puntare sulla qualità in un mercato complesso

Con i suoi due stand e i vari progetti dedicati ad alcuni dei suoi brand, masterclass, degustazioni, ospiti internazionali e appuntamenti esclusivi in città, Compagnia dei Caraibi non è passata inosservata al Roma Bar Show.

Abbiamo chiesto a Fabio Torretta, General Manager dell’azienda torinese, quali sono i trend che effettivamente indirizzeranno il settore da qui al prossimo futuro e quali, invece, rischiano di essere tendenze passeggere.

“Credo che non ci saranno grandi novità o cambi di direzione in quanto ai prodotti più apprezzati: l’Agave, ad esempio, continua ad andare forte”, ci ha detto, aggiungendo che anche il Rum, tra i prodotti più tradizionali, sta mostrando segnali di ripresa importanti.

“Credo invece che vada ridimensionato il fenomeno dell’analcolico. In realtà, infatti, è ancora l’alcolico a dominare il mercato, sebbene ci sia, effettivamente, una crescita del low alcol”.

Pressione sui consumi, ricerca di valore e cambiamento delle abitudini del pubblico stanno rendendo il mercato italiano degli spirits più complesso. In uno scenario simile, come sta cambiando il ruolo di un distributore e importatore specializzato?

Credo sia fondamentale focalizzarsi sull’identità e sulla qualità, perché è su quest’ultimo aspetto, e non sui volumi, che si è spostata l’attenzione del pubblico.

I consumatori cercano costantemente un’esperienza che va al di là del semplice “bere qualcosa”. La bevuta, oggi, deve essere vissuta come un’esperienza di valore.

C’è anche un altro aspetto che emerge in un settore sempre più competitivo: la forza di un portfolio non è più soltanto nella qualità dei singoli brand, ma nella capacità di costruire cultura attorno ai prodotti. È così anche per Compagnia dei Caraibi?

Il lavoro di formazione, storytelling e sviluppo della community professionale è essenziale.  Il prodotto si costruisce attorno alle esigenze del cliente, è così che acquista autorevolezza. Certo, dieci anni fa era tutto più facile, oggi, come abbiamo già detto, c’è una maggiore complessità.


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